EXTRAVALEXTRA


LO STUDIO ARANDA LASCH

RIDEFINISCE IL DESIGN CONTEMPORANEO 

 

OCTOBER 2018

 

 

Lo studio americano Aranda/Lasch si racconta: dalla prima idea di architettura ai progetti futuri. Esiste un limite convenzionale, nell’ambito del progetto. Un confine entro cui abitualmente si muove la ricerca e la pratica di architettura e design. Di questi territori noti e rassicuranti Benjamin Aranda e Chris Lasch, fondatori dello studio Aranda/Lasch, insieme al partner Joaquin Bonifaz, non sembrano aver mai sentito parlare.

Le forme naturali, la geometria frattale, la modularità ispirata alla cristallografia, le tecnologie più avanzate e l’artigianato tradizionale: tutto trova spazio in un processo creativo che mette la sperimentazione al primo posto, con lucidità e metodo. I risultati di questo pensiero out of the box - che si tratti di edifici o piccoli oggetti - hanno contribuito a ridisegnare il panorama della progettazione contemporanea.

  

 

Valextra: Quando hai realizzato per la prima volta che esiste una professione chiamata architettura?

Benjamin Aranda: Da bambino, ricordo di aver chiesto a mia madre come l’Universo potesse continuare all’infinito. Mi rispose come pensavo si potesse fermare, e io le dissi con un grande muro. Mi domandò allora cosa ci fosse oltre quel muro, secondo me. Penso che in questo modo, inconsapevolmente, lei mi abbia trasmesso in un battibaleno le nozioni di infinito e architettura.


V: Lo studio Aranda\Lasch compie 15 anni. Qual è stata la lezione più importante in tutto questo tempo?

A/L: C’è un vecchio verso di John Cage che teniamo appeso nel nostro studio: “be open to whatever comes next” sii aperto a tutto quello che arriverà poi.


V: Raccontateci del vostro spazio di lavoro.

A/L: In realtà gli uffici sono due: uno nella frenetica città di New York e uno a Tucson, in una zona desertica aspra e tranquilla. Ci piace imparare qualcosa da entrambi i luoghi, il contrasto è importante. Per esempio, nell’ufficio di New York c’è una macchina per il caffè espresso, e in quello di Tucson non c’è. Ma in Arizona c’è spazio per sperimentare e fare cose, giocare con i materiali in un modo che influenza profondamente quello che facciamo, su scale e progetti diversi: dalle ceste agli edifici. 


V: Quando avete fondato il vostro studio, avete realizzato il cortometraggio The Brooklyn Pigeon Project basandovi sul punto di vista del volatile sulla città. In seguito avete disegnato arredi e installazioni ispirati alla geometria frattale. Di recente, avete creato la più grande lente ottica al mondo (con Marcelo Coelho e Formlabs, di Boston), utilizzando una stampa 3D dalla tecnologia avanzatissima. Che cosa orienta il vostro lavoro?

A/L: Ci ispira il mondo, con la sua mancanza di risposte semplici. Usiamo il design per fare domande. Progettare ci consente di impostare un processo di scoperta in cui siamo aperti a nuove idee, vediamo dove ci possono portare, consideriamo onestamente i nostri preconcetti. Così troviamo la nostra dimensione.


 

V: Con una base a New York e una a Tucson, cosa pensate della condizione attuale dell’architettura negli Stati Uniti?

A/L: Facciamo parte di una generazione cresciuta mettendo in discussione il potere e diffidando della televisione. Tempo fa abbiamo pensato che Internet fosse la soluzione, ma durante lo scorso anno tutto è sembrato ritorcersi contro di noi per toglierci ogni speranza. Siamo di nuovo sospettosi, c’è tensione: siamo a briglia sciolta, e nessuno può guidare le cose nel verso giusto. I nostri amici vengono espulsi dal paese, gli oceani traboccano, è un disastro totale. Ma questa situazione sta ispirando un’intera generazione di architetti a risvegliarsi e mettersi al lavoro.

 

V: Avete disegnato edifici, installazioni, arredi, oggetti sperimentali come Baskets, (che mettono insieme l’artigianato tradizionale degli Indiani d’America con degli algoritmi digitali, già acquisiti per la collezione permanente del MoMA). Qual è la parte più divertente del vostro lavoro?

A/L: Creare cose che stimolino connessioni inedite per l’uomo. I Baskets realizzati con i tessitori Nativi Americani sono un modo per entrare in contatto con le persone direttamente, attraverso i materiali. Queste ceste evidenziano il ruolo dei rituali umani nel design, la cultura profonda e duratura che sta dietro agli oggetti e attraversa le generazioni.

 



Immagini della boutique Valextra a Bal Harbour, Miami. 


V: Parlateci del nuovo store Valextra a Miami.

A/L: Valextra affonda le sue radici nella storia di Milano. I dettagli dei prodotti sono impareggiabili per la qualità della realizzazione. Il brand è sofisticato nel suo understatement ma allo stesso tempo sensuale nella finitura e nei colori. Tutto questo è molto milanese, e il design della boutique lo racconta attraverso i materiali. Il concept del negozio enfatizza l’artigianato con una leggerezza inaspettata. Le pietre italiane che abbiamo utilizzato sono pesanti, ma fluttuano su una rete. Il metallo, un elemento industriale comune, diventa delicato grazie a dettagli minuziosi. Le borse appoggiate sui piedistalli rievocano un ambiente fluido, come se le lastre di pietra galleggiassero e sembrasse cosi di attraversare una cava. Come nell’alta artigianalità dei prodotti Valextra, la semplicità dei dettagli si associa al forte impatto dei materiali.

 

 

Aranda\Lasch è uno studio di design e architettura con base a New York e Tucson, fondato nel 2003 da Benjamin Aranda e Chris Lasch. I loro progetti nell'ambito delle costruzioni, istallazioni e arredamento, è stato riconosciuto con diversi premi come lo United States Artists Award, Young Architects Award, Design Vanguard Award, AD Innovators e l'Architectural League Emerging Voices Award. Il loro lavoro è stato esposto a livello internazionale in gallerie, musei, fiere e biennali ed è anche parte della collezione permanente del MoMA di New York. Scopri di più www.arandalasch.com