EXTRAVALEXTRA


KENGO KUMA 

CREARE VOLUME CON STRUTTURE MINIMALISTE

MARZO 2018

 

Kengo Kuma è uno degli architetti più celebrati del nostro tempo. Nato nel 1954 a Yokoama, Giappone, ha capito fin da giovane che avrebbe volute diventare architetto. Dopo la laurea all’Università di Tokyo, si è trasferito a New York per frequentare la Columbia University, e una volta rientrato in Giappone ha aperto il suo studio di Architettura.  Da sempre, Kuma ha sempre affrontato architettura e design con un approccio olistico, considerando la Natura come uno degli strumenti più importanti per migliorare la qualità della vita. Nel 1986, Kuma ha aperto il suo primo studio a Tokyo, in seguito espandendosi con due sedi a Parigi e Pechino con una copertura globale e progetti in tutto il mondo. Kuma sostiene che il criterio più importante nell’architettura sia l’umiltà, un pensiero che si è rafforzato a seguito dello Tsumani che ha devastato il Giappone nel 2011.

Dopo questo evento, Kuma è diventato sempre più convinto che l’architettura non può competere con le forze della natura, incoraggiando un approccio più umano alla disciplina da parte degli esperti globali. Con il suo approccio basato su umanità e semplicità, l’architetto ha sviluppato un’atteggiamento molto particolare rispetto alla creatività nel suo lavoro, focalizzato a creare edifici non solo nel rispetto della natura e delle persone, ma che trasmettano emozioni e che si sposino con il contesto in maniera più possibilmente organica. Per creare questa armonia, la prima cosa che considera quando inizia un progetto sono le sensazioni emanate da un determinato luogo, e l’identità di ogni città. Come disse Victor Papanek, ‘Il design non è mai muto. Tutto il design porta con sè conseguenze sociali, ambientali ed ecologiche.’ (Victor Papanek, 13 August 1990, Palace of Fine Arts, San Francisco). Progettare non è tanto inventare nuove forme, ma fa parte di una configurazione sociale più ampia che può portare cambiamenti rilevanti nella nostra società. Valextra ha avuto l’onore di lavorare con Kengo Kuma all’installazione nella boutique a Milano nel 2018, qui ce ne parla più in dettaglio.


VALEXTRA: Qual è la qualità che non può mancare in un designer o in un architetto?

KENGO KUMA: Il buonsenso.

VX: Come iniziano i suoi progetti, e come descriverebbe la sua concezione dell’architettura?

KK: Tutti i nostri progetti iniziano osservando, ascoltando, cercando di capire, per scoprire cosa attire la nostra attenzione, cosa ci stimola. Può essere un oggetto fisico trovato sul posto, la cultura del luogo, la passione del cliente, o un materiale tradizionale che vogliamo scoprire.

VX: É solito stabilire regole precise con i suoi clienti? 

KK: Ogni progetto è una storia a se stante, diverso del precedente e diverso da quello che verrà dopo. Noi vogliamo assicurarci che tutti i nostri progetti, senza distinzione di scala o budget, siano lavori in qualche modo interessanti. 

 


"KENGO KUMA & ASSOCIATES É UNO STUDIO ARCHITETTONICO

CHE COMPRENDE 200 PERSONE. NON DISEGNO, PRENDO DECISIONI" 

 

VX: So che le piacciono i materiali. C’è un materiale in particolare che preferisce usare nei suoi progetti, e perchè?

KK: Ci piace usare i materiali, sia naturali che artificiali, come elemento fondamentale della nostra ricerca, per sviluppare un nuovo linguaggio architettonico. Qualsiasi materiale può essere interessante se nella sua essenza suggerisce l’inizio di un progetto. 

VX: Come disegna, con la matita o a computer? 

KK: Kengo Kuma & Associates è uno studio architettonico che comprende oltre 200 persone. Non disegno, prendo decisioni. 


VX: Crede che l’introduzione della tecnologia ha cambiato il suo approccio all’architettura?

KK: Siccome è legata alle costruzioni, l’architettura è sempre andata di pari passo con la tecnologia. Non è possibile concepire l’architettura – e parlo di architettura che è possibile costruire – senza capire quali tecnologie devono essere impiegate. La buona architettura è sempre il risultato di un pensiero che prende in considerazione le tecnologie disponibili che possono trasformare un progetto in realtà. 



“NOI SPERIAMO DI CREARE LA SENSAZIONE DI ESSERE IN UN LUOGO INCANTATO, DOVE CHI ARRIVA HA IL PIACERE DI PERDERSI PER TROVARE DEI TESORI"


VX: Quale relazione c’è tra arte e architettura?

KK: Sono due cose diverse. Uno degli aspetti che preferisco del mestiere dell’architetto è che entra in contatto con altre specialità, a seconda della natura e dei requisiti del progetto; a volte l’arte è una di queste.

VX: Lei è un collezionista? Se sì, cosa colleziona?

KK: Non mi considero un collezionista. Ho una natura nomadica. Quando viaggio e vedo oggetti interessanti, a volte li porto con me, ma non con l’ambizione di iniziare una collezione di un genere particolare. Viaggio in tutto il mondo, e ogni luogo offre una serie di artefatti interessanti.


VX: Fra gli architetti e designer del passato, ce n’è uno che considera il suo mentore, o che ammira particolarmente? Ci piacerebbe sapere chi sono le persone che ispirano il suo lavoro. 

KK: Ricordo che il mio interesse per l’architettura è iniziato quando mio padre mi ha portato a vedere un edificio magnifico progettato da Kenzo Tange, per le prime olimpiadi qui a Tokyo. Una coincidenza interessante: al momento il nostro studio sta progettando il National Stadium per le prossime olimpiadi, a pochi minuti dall’edificio di Tange. In ogni caso, non credo che nessuno possa ridurre la propria educazione all’osservazione del lavoro di un singolo individuo. Nella storia ci sono stati molti designer e architetti illustri. È l’eredità di tutti loro, con le loro somiglianze e contrasti, che nel tempo ha creato la base da cui architetti e designer contemporanei possono imparare. 

VX: Ha un oggetto preferito senza il quale non potrebbe vivere?

KK: Di questi tempi, il mio cellulare.


VX: Come architetto, ha un sogno impossibile che le piacerebbe realizzare?

KK: Non che io sappia!

VX: Si descriva in tre parole

KK: Lavoratore, viaggiatore, tranquillo. 



VX: Cosa significa per lei viaggiare, e qual è un viaggio affascinante che non ha ancora fatto?

KK: La possibilità di visitare luoghi, incontrare persone, osservare culture e scoprire usi diversi da quelli del mio paese. 


VX: Se potesse tornare indietro, cosa vorrebbe diventare? 

KK: Un architetto

VX: La sua vita di oggi in tre parole.

KK: Eccitante, impegnata, nomadica


VX: Quali sono gli elementi dell’estetica Valextra che l’hanno ispirata?

KK: Si tratta della semplicità intelligente, che crea una grande eleganza non attraverso elementi artificiali, ma attraverso dettagli e forme mature. Valextra è stata costante attraverso i decenni, un marchio che esprime una chiara discrezione, mantendosi sempre contemporaneo.


VX: In che modo i prodotti Valextra hanno ispirato il suo progetto "The Forest", per il negozio in Via Manzoni a Milano?

KK: Osservando la serie di negozi creati da Valextra, abbiamo trovato interessante l’idea di usare mensole single per i prodotti, al posto di scaffalature lunghe, dando più attenzione al prodotto, elevandolo come su un altare. Il progetto per questo negozio è in linea con questo stile unico di Valextra, un elemento che ci sembrava importante.

 

VX: Può dirci di più del progetto per la boutique Valextra di Milano?

KK: L’idea di disporre gli oggetti su mensole singole ci ha portati a concepire un concetto di retail dove ogni prodotto occupa un suo spazio. Avevamo l’ambizione di creare un negozio formato dai soli prodotti, ognuno con il suo spazio individuale, e immaginavamo che i visitatori camminassero attraverso questa disposizione. Da questa idea è nata "The Forest". Seguendo questa narrativa, abbiamo reso formali questi spazi inndividuali per ciascun prodotto, realizzando una tavola di legno grezzo a piena altezza per ognuno. In sostanza, queste tavole di legno sono gli unici elementi a creare lo spazio. L’arredamento dello spazio, banchi e sedute, appaiono come oggetti preziosi che si incontrano per caso tra gli alberi della foresta.


VX: Ci può dire qualcosa riguardo ai materiali che ha scelto per l’installazione, e come contribuiscono all’effetto finale?

KK: credo che l’effetto sia creato dalle tavole di legno. Abbiamo deciso di lasciare questi pezzi di cedro più grezzi possibile, per dare forma a un effetto naturale in contrasto con la presenza raffinata delle collezioni di Valextra. La decisione di trasformare il soffitto e le pareti in fondo a ogni stanza in gigantesce superfici specchiate ci ha permesso di esagerare l’effetto di una foresta-labirinto. Abbiamo scelto la pietra Ticino usata per i banchi e tessuti Kvadrat dalle texture colorate per le sedute per fare apparire questi oggetti come elementi preziosi da scoprire. L’aroma del legno che profuma l’intero negozio appare particolarmente piacevole e affascinante appena si entra. Improvvisamente, ci si sente a proprio agio dopo aver lasciato alle spalle il caos cittadino. 


VX: Quali sensazioni si provano attraversando l’installazione?

KK: Noi speriamo di creare la sensazione di essere in un luogo incantato, dove chi arriva ha il piacere di perdersi per trovare dei tesori.