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MARTINO GAMPER E L'INTEGRITÁ

DEL DESIGN

 

MARZO 2019

 

 

Martino Gamper è uno dei designer più celebrati del nostro tempo. Il suo approccio al design si riassume in un atteggiamento umanistico in tutti i suoi progetti: come ama spesso dire, ‘il design è una condizione mentale’, un mantra che è diventato anche il itolo della mostra presentata a Londra nel 2015 in collaborazione con la Pinacoteca Agnelli di Torino. Il suo particolare punto di vista sulla creatività lo porta a guardarsi intorno con un filtro speciale e alternativo, e gli permette di trasformare quello che vede in oggetti nuovi, originali e inaspettati.  Prima degli studi all’Accademia di Belle Arti di Vienna, sotto la guida di Michelangelo Pistoletto, Gamper (nato a Merano nel 1971) ha passato due anni in giro per il mondo, e a seguito degli studi Austriaci ha lavorato a fianco di Matteo Thun a Milano per poi trasferirsi a Londra dove ha studiato al Royal College of Art, aprendo il suo studio in città dopo il diploma.

Il suo segno distintivo è l’abbinamento sapiente di modernità e tradizione attraverso diversi linguaggi, rivisti attraverso codici molto personali, unici nel panorama del design. Perchè? Per il fatto che sono guidati da una ricerca molto intima, invece che da ordini commerciali. Ci si potrebbe chiedere se non è proprio quello che fanno gli artisti: assolutamente no, ed è inutile chiedergli se si considera un artista o un designer – è un designer che segue le sue idee, ma forse anche un designer con una vena artistica capace di creare il suo universo, proprio come farebbe un artista. È quindi più a suo agio con la definizione di designer. Nonostante questo, vede una relazione tra arte e design anche se la differenza tra le due forme d’arte è ormai molto labile. Gamper non è particolarmente interessato alla distinzione tra le due, preferisce separare i progetti interessanti e accattivanti dal ciò che semplicemente ritiene noioso. Si può dire che l’obiettivo di Martino Gamper sia quello di produrre oggetti funzionali, mobili che la gente possa godere, pezzi con cui vivere anche se tendono a un’espressione più artistica. 


 

DISCOVER

 

 "Brera Meets Brera", scopri la mini guida del quartiere milanese con Martino Gamper

 

Lasciando da parte il suo talento audace e anticonformista (che non è certo un dettaglio), Martino Gamper è più di tutto un designer dei nostri giorni, un designer attento a quello che succede nel mondo contemporaneo, anche se rappresenta lo spirito del Romanticismo, un’energia che fa pensare alla Sturm und Drang, forse anche grazie alle sue origini Sud Tirolesi, legate a une regione Italiana circondata da splendide montagne. Un paesaggio che lo ha accompagnato durante l’adolescenza, così forte da essere difficile da abbandonare. Il designer ama essere completamente immerso nei suoi progetti, lavorare a mano e collaborare fianco a fianco con gli artigiani. La sua esperienza in una falegnameria, a 14 anni, gli ha fatto capire che dare vita agli oggetti con le proprie mani (e sudore!) è il piacere più grande che un creativo possa raggiungere con il suo lavoro. Sente il bisogno di essee coinvolto a pieno nel processo, vedere come la sua sensibilità creativa può dare origine a qualcosa che si può toccare con mano. Il suo modo di mescolare con sapienza diversi linguaggi gli da la possibilità di rappresentare ruoli diversi. Gamper è anche un curatore e soprattutto un insegnante, con una lista di alumni che sono diventati  tra i nomi più popolari del panorama internazionale, e che non mancano mai di menzionare il suo ruolo nella loro formazione. Nell’insegnamento, Gamper ha sempre spinto con vigore i suoi studenti a generare, fabbricare e sviluppare i loro progetti, di sforzarsi per rendere le loro idee reali, cercando di sfidare le possibilità di fabbricazione. 

Il processo creativo di Martino Gamper è caratterizzato dal disegno: su carta, al computer o meglio ancora ‘dal vivo’, direttamente a mano in tre dimensioni. Questo rende il suo lavoro aperto e generoso, permettendogli di imparare costantemente dai suoi progetti e vivere questa fase della produzione in prima persona. È proprio durante questa fase che il designer trova ispirazione, e che i progetti prendono forma. Come si evince dal suo progetto 100 Chairs in 100 days (e dall’infanzia vissuta in un luogo dalla natura incontaminata), per Gamper i materiali sono sacri, devono essere preservati per mantenerne la bellezza a lungo, e soprattutto per salvaguadare la salute del nostro pianeta – oggi più che mai un argomento importante e urgente. Per questa collezione (una mostra riproposta da molte istituzioni in tutto il mondo), Gamper ha creato 100 sedie uniche (considerandole uno dei pezzi di design più interessanti da progettare, data la loro vicinanza al corpo umano), create abbinando parti di sedute di seconda mano per ricrearne di nuove dalle forme inaspettate, lasciando però intenderne le diverse origini. Il designer evita gli sprechi, non butta niente, non solo per preservare la sostenibilità del suo lavoro e per rispetto verso le risorse limitate del pianeta, ma anche come personale contributo a questa missione cruciale di cui tutti dovremmo fare parte. 

 


 

 


EV: Maria Cristina Didero: Qual è la qualità più importante per un designer?

Martino Gamper: La capacità di osservazione, e la curiosità. 

 

EV: Come descriveresti il tuo stile?

MG: il mio stile si collega all’idea di un processo evolutivo; cominci da un’idea, sia essa grande o piccola, e poi attraverso il disegno, il fare a mano e l’esplorazione la trasformi in qualcosa di nuovo e prezioso. 

 

EV: qual è la tua personale idea di estetica, e quanto conta per te l’identità di un pezzo di design?

MG: per me l’estetica è parte di un processo di simbiosi funzionale e formale: trovo la pura e semplice estetica superficiale e noiosa. Più forte è la relazione tra estetica, forma, funzione e idea, più forte è l’identità del pezzo di design. Io mi sforzo per dare a ciascuno dei miei progetti un’identità distinta, individuale. 

 

 

   


 

EV: sei molto interessato ai materiali naturali…

MG: non è tanto una questione di naturale contro sintetico, ma più un discorso su quale materiale sia giusto in un determinato contesto. Io non mi pongo limiti quando si tratta di materiali. Vengo dal legno, ma mi piace provare tutti i materiali; al momento, sono ossessionato dal limoleum. La cosa più importante per me è che il materiale invecchi bene.

 

EV: che impatto ha avuto la tecnologia sul tuo lavoro?

MG: in un certo senso, è fantastico avere accesso alle tecnologie digitali, ma devi comunque avere delle buone idee di partenza, non c’è tecnologia che possa rimpiazzare le buone idee. 

 

EV: sei un collezionista? Se si, di cosa?

MG: colleziono sedie e libri, le sedie principalmente per lavorarci. E libri, principalmente di architettura e di design, per avere un senso del passato e del presente. 

 

EV: hai un oggetto preferito senza il quale non potresti vivere?

MG: i libri. 

 

EV: fra gli architetti e designer internazionali del presente e del passato, ce n’è uno che ammiri particolarmente? Chi sono le persone che ti hanno ispirato?

MG: ho avuto la fortuna di avere molti maestri negli anni, partendo dal mio apprendistato sulle montagne, ai professori che ho incontrato nel mio percorso accademico, come Michelangelo Pistoletto, Matteo Thun, Enzo Mari, Ron Arad e tutti i miei studenti. 

 

EV: da designer, hai un sogno impossibile che ti piacerebbe realizzare domani?

MG: trovare una soluzione per risolvere la montagna di plastica che invade il mondo. 

 

EV: come ti defineresti brevemente?

MG: appassionato, spontaneo e creativo. 

 

 

 

 

 

 

EV: il momento migliore per lavorare a un progetto?

MG: non c’è un momento particolare, certo dipende da quello a cui sto lavorando. Ma subito dopo pranzo ogni lavoro sembra difficile. 

 

EV: qual è per te il significato del viaggio?

MG: Viaggiare significa cambiare il proprio punto di vista e il proprio ritmo, vedere cose nuove e interagire con persone nuove. 

 

EV: il tuo ultimo pensiero o rituale prima di addormentarti?

MG: un rituale: NON guardare il cellulare! L’ultimo pensiero, quanto sono grato per la fortuna di vivere il giorno appena passato. 

 

EV: Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti diventare?

MG: mi sarebbe piaciuto diventare musicista. 

 

EV: puoi descrivere brevemente la tua vita?

MG: una vita piena di stimoli creativi. Sono curioso e fortunato. 

 

EV: sei solito stabilire una regola precisa con clienti e committenti?

MG: la cosa più importante à avere un dialogo con i clienti, e creare nuove possibilità per me stesso e per loro. Ogni progetto rappresenta la possibilità di creare qualcosa di fantastico, ma solo se entrambe le parti sono impegnate a farlo, altrimenti il risultato sarà mediocre. Il segreto è far crescere idee e pensieri insieme. 

 

EV: quali sono gli elementi che ti hanno ispirato durante tua collaborazione con Valextra?

MG: L’eccellenza di Valextra sta nel creare oggetti belli, funzionali e duraturi. Il brand rappresenta oggetti senza tempo, speciali e utili nel quotidiano. Io li uso ogni giorno. 

 

 

  

 

La nuova Boutique Valextra a Beijing - Taikoo Li - progetto di Martino Gamper


MARTINO GAMPER

Martino Gamper (b. 1971, Merano) vive e lavora a Londra. Dopo un apprendistato come falegname, ha studiato scultura e design del prodotto all’Università di Arti Applicate all’Accademia di Belle Arti di Vienna, nel 1998 si sposta a Londra per frequentare un master alla Royal College of Arts, conseguito nel 2000, e inizia così la sua produzione creativa, sviluppando e realizzando un’ampia varietà di oggetti, dalle edizioni limitate fino a produzioni semi industriali ed installazioni site specifichttp://martinogamper.com/